18 Giugno 2024
Nuove ricerche mettono in discussione l’impatto della grande eruzione dei Campi Flegrei di 40.000 anni fa sullo sviluppo culturale dei primi Homo sapiens in Europa
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Scientific Reports rivela che cruciali cambiamenti comportamentali tra i primi Homo sapiens in Europa sono avvenuti ben prima della grande eruzione vulcanica nei Campi Flegrei di 40 mila anni fa, tradizionalmente ritenuta responsabile di innovazioni culturali nei nostri antenati. Questa scoperta sfida le teorie consolidate sull’impatto di improvvisi eventi naturali sugli stili di vita dei cacciatori-raccoglitori nel Paleolitico Superiore.
Un team internazionale di ricercatori guidati da Armando Falcucci (Università di Tubinga, Germania) e Adriana Moroni (Università di Siena) ha analizzato le tracce culturali lasciate dai gruppi di Homo sapiens nella Grotta di Castelcivita (Salerno) prima della grande eruzione dell’Ignimbrite Campana, originata nei tuttora attivi Campi Flegrei circa 40.000 anni fa e considerata la più potente mai registrata nel Mediterraneo.
Castelcivita è uno dei rari siti archeologici in cui le ceneri vulcaniche originate da questo evento esplosivo hanno sigillato la sequenza archeologica rendendola perfettamente conservata.
Utilizzando un insieme di metodologie all’avanguardia per ricostruire meticolosamente i metodi di fabbricazione degli strumenti in pietra, gli oggetti che più resistono allo scorrere del tempo, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che lo sviluppo culturale a Castelcivita precede la deposizione degli strati vulcanici, sfidando così speculazioni di lunga data secondo le quali eventi naturali improvvisi determinerebbero cambiamenti comportamentali considerevoli nel corso dell’intera preistoria umana.
Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Scientific Reports, ipotizza al contrario che le innovazioni registrate in Homo sapiens siano derivate da meccanismi di trasmissione culturale e contatti su larga scala estesi fino a oltre le Alpi.
Questa ricerca rappresenta un passo significativo nella comprensione delle società di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico Superiore e della loro abilità di sviluppare sofisticate strategie di sopravvivenza in ambienti diversi.
Le indagini alla Grotta di Castelcivita, iniziate nel 1975 e tuttora in corso, si svolgono, su concessione ministeriale, sotto la direzione scientifica di Adriana Moroni e Annamaria Ronchitelli, responsabili del progetto di ricerca.
Allo studio, condotto da Armando Falcucci dell’Università di Tubinga e Adriana Moroni dell’Università di Siena, hanno preso parte inoltre gli studiosi: Vincenzo Spagnolo, Matteo Rossini, Brunella Muttillo, Ivan Martini, Jacopo Crezzini, Francesco Boschin e Annamaria Ronchitelli del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena, Owen Alexander Higgins dell’Università di Bologna e Simona Arrighi con doppia affiliazione a Siena e a Bologna.
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La ricerca pubblicata:
https://www.nature.com/articles/s41598-024-59896-6
Figura 1:
Grotta di Castelcivita. In alto: La posizione della grotta (indicata da una freccia bianca) alla base del massiccio degli Alburni (Salerno, Campania). In basso: La trincea di scavo degli strati del Paleolitico Superiore. Crediti: Adriana Moroni & Paolo Gambassini
Figura 2:
Esempi di manufatti scoperti negli strati superiori della Grotta di Castelcivita, prima della deposizione delle ceneri vulcaniche. Le micro-punte (a) sono state scheggiate da nuclei in selce accuratamente preparati (b). Oltre agli strumenti litici, sono state raccolte oltre un centinaio di conchiglie marine dalle coste del Mediterraneo e perforate per scopi decorativi (c). A destra, una delle micro-punte è mostrata sopra un polpastrello. Crediti: Armando Falcucci
Figure 3:
Grotta di Castelcivita. L’area di scavo nel 2017. Crediti: Adriana Moroni
I professori referenti per il progetto sono a disposizione di giornalisti e operatori per approfondimenti
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